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Work in Gallery of Art

Sersale, "Muscardinu"
1993
Acrilico su tela
cm 50x60




Sersale, place of called country "Muscardinu" (Dormouse) 1993. Acrylic on cloth cm 50x60.

 

 

 

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Muscardinu è una località collinare della campagna ai piedi di Sersale ricca d'uliveti (l'olio di queste colline è di ottima qualità) in cui cresce lussureggiante il fico d'india. Muscardinu è il nome di un personaggio medievale leggendario, un cavaliere uno dei sette paladini di Carlo Magno. [i "paladini" sono eroi, personaggi consacrati all'ideale dell'amore per la patria, della fede e dell'onore] Questa località collinare prende il nome proprio da questo mitico paladino. Sono eredi di un versante di questa località di campagna mio padre le sue sorelle e cugini. Aldilà e nei dintorni di questa campagna si trovano altre colline che hanno ricevuto il nome del resto dei paladini di Carlo Magno: Razzone, Fariano, Filippazzu, Lucciu, Scaranu e il colle di Orlando.

Ma, che centra la letteratura epica francese con queste disabitate colline di campagna? Per quale motivo gli antichi proprietari chiamarono queste campagne con il nome di questi leggendari paladini di Carlo Magno?

Bisogna dire innanzitutto, che queste località di campagna non sempre sono state disabitate, costituiscono il luogo dove è fiorita la civiltà magno-greca e romana. Nell'epoca magno-greca il nord Italia era quasi una foresta disabitata e questi luoghi al contrario di oggi, brulicavano di vita, d'arte, artigianato e di cultura: sono una silenziosa testimonianza delle vestigia del passato, quello che l'archeologia nei nostri giorni ha portato alla luce, lungo tutta la costa ionica e nell'entroterra, vale a dire decine di ville, insediamenti e necropoli Greche e Romane.

Dal 476 d.C. con la deposizione dell'ultimo imperatore romano Romolo Augustolo ebbe fine la cosiddetta "età classica" ed iniziò il "medioevo". Questa epoca vide fiorire in occidente la dinastia francese carolingia, che con a capo Carlo Magno invase tutta l'Europa. Nel suo regno Carlo Magno, che divenne imperatore del sacro romano impero, organizzò il territorio conquistato in contee, marche e ducati, impose e diffuse il modello feudale e come i suoi predecessori si impegnò militarmente per contrastare chi si opponeva al suo potere che cresceva di giorno in giorno. Le campagne militari intraprese da Carlo Magno furono molte, tutte tese ad aumentare il dominio in Europa per l'impero e per la chiesa.

Solo nella Spagna occupata dagli arabi (saraceni) il successo fu molto modesto per non dire fallimentare. Nonostante i risultati modesti dell'impresa militare in Spagna, il mito delle gesta di Carlo Magno e dei suoi paladini alimentarono leggende ed è proprio in questo clima storico-culturale che nascono "le Chansons de geste" (canzone delle gesta).

Le Chansons de geste sono componimenti in gruppo di versi rimate, con lunghezza variabile, che riadattano in forma letteraria le res gestae, vale a dire, l'eroismo bellico, celebrato come delle vere e proprie guerre sante di taluni condottieri contro i saraceni e popolazioni pagane. Sono articolate sulle avventure eroiche d'alcuni protagonisti, anche storici come Carlo Magno e i suoi paladini, quindi, alle origini de le Chansons de geste c'è in sostanza il "passato epico nazionale" di una società arcaica che impianta le fondamenta della propria storia nazionale, in altre parole "la memoria di una nuova comunità politica che riscatta se stessa mediante le vicende celeberrime di un personaggio divenuto esempio di vita".

In precedenza l'origine delle chansons de gesta erano ritenute dagli studiosi "patrimonio di una cultura popolare e prodotti da una lunga deposizione sociale", ora invece, si è orientati a considerarli come testi redatti relativamente più tardi e nati con aspirazioni letterarie che ricalcano le gesta dei crociati e delle vite dei santi.

La più famosa delle chansons de geste è senza dubbio la "chanson de Roland" (canzone di Orlando), la cui principale ed originaria composizione dovrebbe risalire tra il 997 e il 1130. Il testo così come oggi lo si conosce c'è giunto attraverso copie successive come quella del manoscritto di Oxford, composto in lingua anglo-normanna e datato fra il 1125 e il 1150 e quello in franco-veneto della metà del XIV secolo, conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia.

La Chanson de Roland, è un poema epico, opera d'autore ignoto (forse Turoldo, come si nomina negli ultimi versi) appartenente al ciclo carolingio considerata tra le più belle opere della letteratura epica francese si compone di 4002 decasillabi raggruppati in lasse (strofe dalla lunghezza variabile) in assonanza e non in vera e propria rima; racconta le eroiche imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini contro i saraceni.

Il poema ebbe un successo vastissimo, favorendo numerose imitazioni e diffondendosi in tutta Europa arrivò in Italia, addirittura nel profondo Sud, sulle terrazze della campagna ai piedi di dove in seguito sorsero le città di Zagarise prima e Sersale dopo, portato probabilmente dai monaci dei quattro conventi basiliani che si stabilirono anticamente nel comprensorio (uno dei quali sorse nei pressi della città di Barbaro e come afferma il prof. Michele Scarpino nel libro "Sersale, storia di una comunità presilana", nel 1217 fu affidato dal vescovo di Catanzaro ai Florensi, ordine monastico fondato da Gioacchino da Fiore, personaggio menzionato da Dante Alighieri nella Divina Commedia) o da latifondisti che forse detronizzando saraceni o bizantini o probabilmente, cristianizzando luoghi e popolazioni autoctone politeiste che possedevano da secoli questi territori, sicuramente con l'uso della violenza e della forza come era consuetudine in quelle epoche, allo stesso modo di come avvenne per i Sassoni ai tempi di Carlo Magno, esorcizzarono e "bonificarono" quello di cui di selvaggio era rimasto, occupando queste campagne.

Forse il modo in cui il poema sia giunto nel profondo sud, ha una spiegazione ancor più semplice, vale a dire attraverso il teatro delle Marionette o dei burattini o dei cantastorie che hanno affascinato intere generazioni giungendo fino a noi.

La chanson de Roland canta la sconfitta dell'esercito franco nella battaglia di Roncisvalle avvenuta il 15 agosto 778 e l'eroica morte del famoso paladino Hruotlandus (meglio conosciuto come Rolando e poi in Italia come Orlando) prefetto della "Marca" di Bretagna e d'altri paladini di Carlo Magno, quando la retroguardia dell'esercito con a capo Orlando, di ritorno da una spedizione in Spagna fu attaccata e distrutta dai baschi alleati con i saraceni.

Bisogna ricordare comunque, che a Roncisvalle non si affrontò una vera e propria battaglia tra due eserciti contendenti in campo aperto ma, si trattò di un'imboscata dei Mori contro la retroguardia dell'esercito di Carlo Magno, in una gola dei Pirenei.

I valori etici esaltati ed elogiati che caratterizzano le chansons de geste sono: l'eroismo e il coraggio in battaglia, il senso dell'onore, la lealtà nei confronti del sovrano, il rispetto della fede nella Chiesa Cattolica; in questi poemi si respira un'atmosfera di forte tensione ideale e spirituale.

Sono gli anziani, i contadini, le persone più vecchie di Sersale che hanno ereditato le colline di muscardinu, fariano, filippazzu, scaranu, razzone che ricordano, raccontano e tramandano alle generazioni future la leggenda della città (casato e torre fortificata su un colle) di "Barbaro" scomparsa ed eliminata geograficamente per sempre dall'ira di Orlando, paladino di Carlo Magno che per respingere i saraceni al tempo della loro invasione, decise di distruggerla.

La leggenda "Calabrese" racconta che Carlo Magno, preminente difensore della chiesa e dei valori cristiani (fatti storicamente confermati), inviò in Calabria i paladini, Muscardinu, Razzone, Farianu, Filippazzo, Lucciu e Scaranu con a capo il leggendario e coraggioso Orlando (asserzione non sostenuta dalla storia) per liberare le terre occupate dai saraceni, ma appena i sette paladini arrivarono nei pressi di Barbaro il sovrano (una donna saracena e potente strega) che viveva sulla fortezza sul colle di Barbaro, operò degli incantesimi e mediante questi sferrò un attacco mortale sui sette paladini che rimasero uccisi ad eccezione di Orlando.

Per vendicare i paladini uccisi, Orlando con una grande catapulta inflisse una dura perdita sui saraceni, infatti, la fortezza sul colle di Barbaro, venne quasi interamente distrutta, ma i Mori non persero tempo, si riorganizzarono e al calar del sole tentarono la contro offensiva, ma Orlando, continuò valorosamente a tenere sotto assedio la fortezza e durante la battaglia fu colto improvvisamente da una grande sete, allora, si rivolse a Dio in preghiera e chiese di essere dissetato. Dio come risposta gli disse di scegliere come bevanda acqua oppure sangue, Orlando scelse il sangue: l'onnipotente gli disse di conficcare la sua spada nella roccia del colle che porta il suo nome e immediatamente sgorgò sangue copioso e lui tracannò con un calice, fino a dissetarsi, ma il sole stava per tramontare e ancora non aveva portato a termine la sua vendetta, a questo punto il valoroso paladino per impedire ai saraceni di riorganizzare nella notte la difesa della torre, gridò a Dio per la seconda volta chiedendogli di far tornare indietro il sole. Dio rispose che non era possibile far tornare indietro il sole, ma, avrebbe fermato l'astro tutto il tempo necessario per consentire al campione di portare a termine la sua vittoria.

Alcuni studiosi hanno asserito (racconto sostanzialmente sostenuto dai contadini ora in età avanzata di Sersale) che osservando il sole in un preciso giorno dell'anno da un luogo determinato del colle di Orlando, proprio di fronte al colle dove sorgeva la fortezza di Barbaro si assiste ad un effettivo e inspiegabile fenomeno astronomico. Il sole visto da altri luoghi nello stesso preciso istante tramonta normalmente, calando all'orizzonte, invece, guardando il sole dal colle di Orlando (nello stesso momento) si arresta e resta fermo senza tramontare per mezz'ora, il tempo necessario, secondo quanto racconta la leggenda, da permettere ad Orlando di portare a termine la sua battaglia. Questo fenomeno sta suscitando interesse in ambienti dove si studiano i presunti "ufo": si parla di sole fantasma, di un doppio astro e questo attira di anno in anno un numero crescente di visitatori.

Riguardo alla leggenda della sorgente dalla quale sgorgò abbondante sangue, secondo quanto sostengono persone che hanno visitato il luogo, è esistita realmente fino a poche decine di anni indietro (ora purtroppo crollata) una spelonca nella roccia, alla quale si entrava avanzando di lato con una spalla avanti e l'altra indietro attraverso una strettissima fenditura e da una parete interna fuoriusciva una sorgente d'acqua.

Ma, a quale epoca risale questa Leggenda? È esistita realmente la città di Barbaro?

Personalmente sono un artista e non uno storico, né uno studioso di queste astruse scienze e quindi non sono in grado di dare risposte agli interrogativi che la leggenda "calabrese" fa sorgere, però posso affermare con certezza che esiste realmente un colle chiamato Barbaro e da come geograficamente si presenta, visto da lontano, assomiglia ad una fortezza invalicabile, inoltre, la storia afferma che è esistita realmente una città con una fortezza, probabilmente posta sulla sommità di questo colle (alcuni studiosi dicono che sul colle era ubicato il bastione, invece il centro abitato era situato a valle in un luogo andato perduto) e che nel 1413 la città di Zagarise (fondata nell'anno 1000), e la città di Cropani furono invase da gente che risiedeva in Barbaro, che scappava e cercava rifugio in questi luoghi forse (ma non è sicuro) per sfuggire alla peste dovuta ad un lungo assedio.

Per diversi motivi, sia d'accesso, sia dovuti a problemi (impedimenti) con le autorità locali, non sono mai riuscito ad avvicinarmi e a salire sulla sommità del colle. Le strade che conducono al colle sono ostruite da una parte (la strada di Zagarise) da un corso d'acqua che taglia di netto la strada d'ingresso, e dall'altra (la strada di Sersale) dalla vegetazione alta e impenetrabile, perché ad un certo punto la strada percorribile con una normale auto finisce.

Secondo quanto affermano diversi studiosi dietro ai miti e leggende c'è sempre un indizio di verità storica, quindi è probabile che si sia ingaggiata realmente nel passato una battaglia contro i Mori, certo non al tempo di Carlo Magno e né mai con Orlando e gli altri paladini, forse illustri sconosciuti hanno perso la vita, morendo da eroi nel tentativo di scacciare i saraceni e forse si è voluto tramandare con la leggenda (seguendo un'usanza antichissima) della chanson de Roland (a motivo dell'ambientazione identica, sia di cronaca che paesaggistica, con la "battaglia" di Roncisvalle, dei paladini di Carlo Magno contro i Mori) fatti realmente accaduti.

Il paesaggio che si gode andando di persona a visitare quest'angolo della Calabria letteralmente ancora incontaminato dalla mano dell'uomo, è senza dubbio mozzafiato: precipizi altissimi da far girare la testa, posti nelle vicinanze del colle Barbaro (sembra che la montagna sia stata tagliata di netto dando luogo ad un'immensa voragine) canyon (le Valli Cupe recentemente aperte ai turisti) gole profonde, vallate bellissime, terrazze d'ulivi, fichi d'india e alberi da frutto, danno luogo ad un panorama pittoresco, da dipingere e contemplare dal vivo in tutta la sua immensa bellezza.

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Muscardinu (the term means Dormouse) is a hilly place of the country to the feet of rich Sersale d' oil of olive you (the oil of these hills is of good quality) in which grows luxuriant the fig tree of Indian. Muscardinu is the name of a legendary medieval man, a rider one of the seven paladins of Charles Magno. [the "paladins" they are heroes, consecrate mans to the ideal of the love for the country, of the faith and of the honor] This hilly place takes the name proper from this mythical paladin. Heirs of a slope of this place of country, they are, my father her sisters and cousins. Beyond and in the outskirtses of these hills it is there other hills that have received the name of the paladins of Charles Magno: Razzone, Fariano, Filippazzu, Lucciu, Scaranu and the hill of Hemming.

What relationship there is among the French epic literature with these uninhabited ones hills of country? Did the ancient owners call these countries with the name of these legendary paladins of Charles Magno for which motive?

Everything first needs to say, that these places of country not they have always been uninhabited, they constitute the place where was born the civilization great-Greek fret and Roman. n the epoch great-Greek fret the South of Italy contrarily to what happens today they swarmed of life, of art, craftsmanship and of culture. The north Italy, instead in those distant epoches it was almost an uninhabited forest: am a silent testimony of the customs of the past, what the archaeology in our days has brought to the light, along the whole ionic coast and in the hinterland, or namely about ten villas, installations and Greek necropolis and Romans.

From 476 AD with the deposition of the last Roman emperor Romolo Augustolo had end the so-called one "classical age" and it began the "middle age". This epoch saw to bloom in west the Carolingian French dynasty, that with to head Charles Magno invaded the whole Europe. In its kingdom Charles Magno, that became emperor of the sacred Roman empire, organized the territory conquered in counties, brands and dukedoms, He imposed and spread the feudal model and as her predecessors hocked militarily him to oppose who opposed to her power that grew day by day. The invasions military initiated from Charles the Great one they were a lot of, all with the purpose to increase the dominion in Europe for the empire and for the church.

Only in Spain occupied by the Arabs (Saracen) success was very modest not to say bankruptcy. Despite the modest results of the military enterprise in Spain, the myth of the deeds of Charles Magno and her paladins they fed legends and it is really in this historical-cultural climate that they are born the "Chansons de geste" (song of the deeds).

The "Chansons de geste" are compositions in group of verses rhymed, with varying length, that they readapt in literary form the res gestae, or rather, the war heroism, celebrated as of the real holy wars of some commanders against the Saracens and pagan populations. They are articulated on the heroic adventures of some protagonists, also historical as Charles Magno and her paladins, therefore, to the origins de the Chansons de geste there is in substance the "past epic national" of an archaic society that installs the foundations of his own national history, in other words "the memory of a new political community that ransoms herself through the very famous stories of a man become example of life".

In precedence the origin of the chansons de deeds were held by the researchers "patrimony of a popular culture and produced by a long social deposition". Instead is directed now to consider them as texts relatively compiled later, and been born with literary aspirations that the deeds of the crusaders and the lives of the saints trace.

The most famous of the chansons de geste is without doubt her "chanson de Roland" (song of Hemming), whose principal and native composition should go up again between 997 and 1130. The text as it is known there today, it you has come through following copies as that of the manuscript in Oxford, composed in Anglo-Norman language and dated between 1125 and 1150 and that in frank-Venetian of halves the XIV century, preserved in the Library Marciana in Venice.

The Chanson de Roland, is an epic poem, work of unknown author (perhaps Turoldo, as it is named in the last verses) belonging to the Carolingian cycle considered among the most beautiful works of the French epic literature it is composed of 4002 decasillabis gathered in weary (strophes from the varying length) in assonance and not in real rhyme; it tells the heroic enterprises of Charles Magno and her paladins against the Saracens.

The poem was successful, and it favored numerous imitations and spread in Europe and it arrived in Italy. It arrived even in the South depth, on the terraces of the country to the feet of where they had before subsequently origin the cities of Zagarise and Sersale later. Perhaps the poem was probably brought by the monks of the four convents basiliani that they anciently established him in the district. One of these convents it had origin near the city of Barbaro. As affirms the teacher Michael Scarpino in the book "Sersale, history of a community presilana" in the year 1217 one of these four convents was submitted by the bishop of Catanzaro to the Florensi. The Florensi were a monastic order founded by Gioacchino da Fiore. Gioacchino da Fiore was a man mentioned by Dante Alighieri in the Divine Comedy. Another explanation is that the poem was brought in Calabria by from the vassals. The vassals probably dethroning the Saracens or the Byzantines or probably, converting to the Christianity places and autochtonous populations polytheists that had been possessing for centuries these territories, surely with the use of the violence and the strength as it was custom in those epoches, equally of as it happened for the Saxon ones to the times of Charles Magno, they exorcized and "they" occupying these hills and valleys all of this of which had remained of savage.

The chanson de Roland sings the defeat of the frank army in the battle of happened Roncisvalle August 15 th 778 and the heroic death of the famous paladin Hruotlandus (better known as Rolando and then in English as Hemming) prefect of the "Brand" of Brittany and of other paladins of Charles Magno, when the army's rearguard with to head Hemming, of return from a consignment in Spain it was attached and destroyed by the allied Basque with the Saracens.

It needs to remember however, that to Roncisvalle a real battle was not faced among two armies contenders in open field but, it dealt with an ambush of the Moor against the rearguard of the army of Charles Magno, in a throat of the Pyrenees.

The excited ethical values and praised that they characterize the chansons de geste I am: the heroism and the courage in battle, the sense of the honor, the loyalty towards the sovereign, the respect of the faith in the Catholic Church; in these poems he breathes an atmosphere of strong ideal and spiritual tension.

They are the elderly ones, the farmers, the oldest people of Sersale that remember, tell and they hand down the legend of the to the future generations "city" of "Barbaro". These elderly ones, these farmers have inherited the hills of muscardinu, fariano, filippazzu, scaranu, razzone. They tells the legend of the community of people that he she lived in the city called Barbaro to the more young people. This city had a tower strengthened on a near hill that had the same name of the city. According to the legend, the city with the tower strengthened on the summit of the hill, disappeared and was eliminated forever geographically, from the anger of Hemming, Charles' Magno paladin, that to reject the Saracens to the time of their invasion, definite to destroy her it.

The "Calabrian" legend tells that Charles Magno, prominent defender of the church and the Christian values (historically done confirmed), it sent in Calabria the paladins, Muscardinu, Razzone, Farianu, Filippazzo, Lucciu and Scaranu with to head the legendary and brave one Hemming (affirmation not sustained by the history) to free the earths occupied by the Saracens, but as soon as the seven paladins arrived near Barbaro the sovereign (a woman Saracen and powerful witch) what he she lived inside the castle strengthened on the summit of the hill of Barbaro, it operated of the spells and through these it threw to the sudden one a deadly attack on the seven paladins that remained killed to exception of Hemming.

To avenge the killed paladins Hemming with a great, catapult inflicted a hard loss on the Saracens, in fact, the castle on the hill of Barbaro, almost entirely came destroyed. The Moor, saracens, didn't waste time, they reorganized him and to the sunset of the sun they tried against offensive. Hemming, it kept with courage and military value on holding under siege the castle. During the battle it was suddenly cultured from a great thirst. You turned to God in prayer and churches to give him water to drink. God as answered it told him to choose as drink water or blood. Hemming chose the blood. The almighty one told him to hammer sword in the rock of the hill that brings the his name and immediately abundant blood and him it gushed out he she drank with a wine glass, up to when it was not thirsty anymore. The sun was about to lower down to the horizon of the sky and Hemming had not brought defeasible yet her revenge. To this point of the battle the brave paladin to prevent the Saracens to reorganize in the night the defense of the tower, shouted to God for the second time asking to make him return back the sun. God answered what possible to make to return back the sun was not, but, it would have stopped the star the whole necessary time to allow the champion to bring defeasible her victory.

Some researchers have affirmed (story substantially now sustained by the farmers in advanced age of Sersale) that observing the sun in a precise day of the year from a place determined of the hill of Hemming, really in front of the hill where the castle of Barbaro, it is assists to a strength and inexplicable astronomic phenomenon. The sun seen by other places in the same precise instant normally disappears behind the horizon, lowering to the horizon, instead, bewaring the sun of the hill of Hemming (in the same moment) he arrests and it stays firm without lowering for a half time, the necessary time, according to as it tells the legend to allow to Hemming to bring defeasible its battle. This phenomenon is arousing interest in environments where the presumed ones are studied "extraterrestrial flying disks": it speaks of sun ghost, of a double star and this attracts of year in year an increasing number of visitors.

In relationship to the legend of the source from which abundant blood gushed out, according to as they sustain people that have visited the place, has existed back really up to few about ten years (unfortunately collapsed now) a cave in the rock, to which he entered advancing of side with a shoulder before and the other back through a narrow fissure and from an inside wall a source of water escaped, it goes out.

But, to which epoch it goes up again this Legend? Has the city of Barbarian existed really?

Personally I am an artist and not a historian, neither a researcher of these abstruse sciences and therefore I am not able to give answers to the questions that the legend "Calabrian" it makes to rise, however I can affirm with certainty that a hill called Barbaro really exists and from as geographically he introduces, seen from far she resembles to an impassable natural fortress. Besides, the history affirms that a city has existed with really a fortress, probably mail on the summit of this hill. Some researchers say that on the hill the bastion was situated, I city it instead inhabited it was situated to valley in a place gone lost and that in 1413 the city of Zagarise (founded in the year 1000), and the city of Cropani they were invaded by people that resided in Barbaro. These people escaped and it perhaps looked for shelter in these places (but it is not sure) to escape the due epidemic of the pest to a long siege.

For different motives, both of access, is due to problems (impediments) with the local authorities, I have never succeeded in approaching me and to climb on the summit of the hill. The roads that conduct to the hill are obstructed on one side (the road of Zagarise) from a course of water that cuts of in horizontal the road of entry, and from the other (the road of Sersale) from the tall and impenetrable vegetation, because all of a sudden the practicable road with a normal auto ends.

According to what they affirm different researchers behind the myths and legends there is always a sign of historical truth, therefore it is probable that is really engaged in the past a battle against the Saracen, certain not to the time of Charles Magno and neither never with Hemming and the other paladins. Illustrious strangers have perhaps lost the life, dying from heroes in the attempt to send away the Saracens and she is perhaps wanted to hand down with the legend (following an ancient custom) of the chanson de Roland (to motive for the identical stage reconstruction, both of chronicle and landscape, with her "battle" of Roncisvalle, of Charles' Magno paladins against the Saracens) really done happened.

The landscape that enjoys him going of person to still visit literally this angle of Calabria uncontaminated from the hand of the man, is without impressive doubt: tall precipices to be made to turn the head, set in the proximities of the Barbaro hill (it seems that the mountain has been cut in vertical giving place to an immense abyss) canyon (the Valli Cupe recently open to the tourists) deep throats, very beautiful valleys, terraces of the tree of the olives, fig trees of Indian and fruit trees, damage place to a picturesque panorama, to paint and to contemplate live in all of its immense beauty.

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